22/04/09
La felicità di presidi e presìdi...
28/03/09
L'Onda torna in piazza. E sfida il divieto a manifestare
Per spiegare le loro intenzioni, hanno scritto una lettera. Gli studenti dell'Onda oggi alle 14 tornano in piazza. Ma prima hanno deciso di scrivere «alla città di Roma, ai suoi cittadini e alle sue istituzioni, ai movimenti sociali, ai sindacati, alle forze politiche». Vogliono informarli delle loro intenzioni: «Sabato 28 marzo - scrivono - le studentesse e gli studenti, le precarie e i precari dell'Onda si incontreranno in piazzale Aldo Moro, si uniranno ai collettivi degli studenti medi e da lì si sposteranno in corteo e raggiungeranno il concentramento di piazza Esedra per partecipare alla manifestazione contro il G14 sugli ammortizzatori sociali, il welfare e il lavoro che si svolgerà, dal 29 al 31 di marzo, presso la Farnesina». Niente di strano, si dirà. Una manifestazione come le altre. Ma non è così: l'ultima volta, il 18 marzo scorso, gli studenti che avevano provato a raggiungere in corteo la manifestazione della Cgil a piazza Santi Apostoli erano stati caricati. A Roma, infatti, è in vigore un nuovo protocollo sulle iniziative di piazza, che regola rigidamente i percorsi che si possono fare, previa autorizzazione, e quelli che sono vietati, sempre e comunque. Per questo gli studenti avvertono la città: perchè il loro corteo è vietato. Gli studenti, insomma, ci riprovano: ripartono da piazzale Aldo Moro, «in primo luogo per ribadire un diritto fondamentale: il diritto al dissenso» e in secondo luogo per rivendicare «quel diritto, ormai quasi “consuetudinario”, di poterlo fare a partire dalla città universitaria». «Con l'Onda di ottobre e di novembre - spiegano gli studenti - questa consuetudine si è enormemente estesa, per numero e qualità.
Corteo locale o nazionale per le studentesse e gli studenti dell'Onda significava e significa partire da piazzale Aldo Moro, percorrere la città, bloccare il traffico e far sentire la propria voce, dopo averla usata con passione e con coraggio nelle facoltà, nei corridoi, nelle classi universitarie. Normale - aggiungono - per chi vive le proprie giornate nell'università vederla e viverla come il luogo proprio della protesta, dell'impegno critico, della passione politica. Sono decenni che l'università è punto di partenza delle manifestazioni studentesche sulla formazione, sui nuovi diritti, contro la guerra e contro il razzismo, non saranno di certo le manganellate della scorsa settimana, né tanto meno il protocollo a cancellare questa abitudine virtuosa». E proprio riguardo al protocollo, gli studenti ci tengono ad aggiungere qualcosa. «Come in molti hanno ripetuto in questi giorni (Cgil compresa) - spiegano - il protocollo non ha valore normativo e universale, vincola i firmatari e non chi il protocollo non l'ha firmato. Le regole, quando valgono per tutti, debbono essere decise da tutti e questo non è certo il caso del protocollo. Inutile segnalare - aggiungono - che non siamo tenuti a rispettare una cosa che non ci riguarda, né tanto meno ad abbassare la testa nei confronti di chi del protocollo intende fare un uso muscolare e liberticida». La manifestazione di sabato non parla solo di università e diritto allo studio: è anche e soprattutto una protesta contro la crisi. Gli studenti la chiamano una «catastrofe dell'università, della ricerca, della formazione, del mondo del lavoro e delle garanzie sociali in genere». Noi, dicono i giovani universitari «non abbiamo intenzione di perdere e di tornare a casa, nella nostra solitudine. Noi saremo ancora tanti e a fianco a noi ci saranno anche precari, lavoratori, migranti, senza casa, tutti coloro che non hanno prodotto la crisi e non intendono pagarla. Per questo ultimo motivo, oltre che per i precedenti - concludono - la scelta di piazzale Aldo Moro ci sembra la migliore». (di Paolo Zanca - l'Unità) - 27 marzo 200922/03/09
18/03/09
Torna l'Onda in tutta Italia - A Roma cariche della polizia
(Repubblica.it)
Migliaia in piazza in tutta Italia per protestare contro il piano dei tagli all'istruzione varato dal governo Berlusconi. All'agitazione indetta dalla Cgil hanno aderito anche i ragazzi dell'Onda che torna così a far sentire la sua voce. E alla Sapienza di Roma la polizia ha caricato gli studenti che volevano uscire in corteo dall'Ateneo.
Tensione alla Sapienza. Tensione e scontri all'Università di Roma La Sapienza quando gli studenti che avevano dato vita al corteo interno hanno tentato di uscire fuori dalla città universitaria cercando di forzare il cordone di poliziotti e carabinieri. Le forze dell'ordine li hanno caricati respingendoli all'interno dell'Ateneo, i ragazzi hanno risposto lanciando alcune scarpe ("Ce le eravamo portate per lanciarle davanti al ministero dell'Economia come hanno fatto in Francia"). Più tardi, circa 200 ragazzi hanno cercato di violare il blocco attraverso le uscite che danno su viale Regina Elena: alcuni ragazzi hanno lanciato sassi contro le forze dell'ordine, ma sono stati subito bloccati. In via De Lollis gli agenti della Guardia di finanza hanno effettuato una nuova carica di alleggerimento. I contusi fra gli studenti sarebbero decine. Difficile fare un bilancio, come spiegano i ragazzi, "perché se ne trovano ad ogni angolo della città universitaria".
E sul banco degli accusati finisce il protocollo che limita i percorsi dei cortei varato dalla giunta Alemanno in accordo anche con le organizzazioni sindacali. Il motivo dell'intervento della Polizia alla Sapienza, infatti, sarebbe questo. Far sfilare gli studenti l'avrebbe violato. Ma la Cgil non ci sta: "Era stato firmato per poter creare un tavolo di discussione che riducesse il disagio della città e aiutasse i cittadini, ma se viene utilizzato per massacrare gli studenti non serve più a nulla e può anche essere stracciato" dice il presidente del direttivo regionale del Lazio della Flc-Cgil Franco Gallerano. Mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno precisa: "C'e' un impegno di tutta la citta' ad avere delle regole, rispettiamo il diritto a manifestare, ma entro delle regole''.
Maroni: "Interveniamo contro le violenze politiche". "La libertà di espressione, di manifestazione, di partecipare alle elezioni è un diritto costituzionale dei cittadini che noi intendiamo garantire contro ogni forma di violenza". Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni,risponde così, nel corso di una question time alla Camera, ad una interrogazione sugli scontri avvenuti qualche giorno fa all'università statale di Milano. "Assicuro che il ministero dell'interno, attraverso le forze di polizia - spiega Maroni - manterrà un ancora più elevato livello di attenzione in relazione al rischio del ripetersi di analoghi episodi di violenza politica".
Ferrero: "Cariche inaccettabili". Protesta il segratario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Che in una nota definisce le cariche "inaccettabili e ingiuste", "primo frutto avvelenato del protocollo sui cortei voluto dal sindaco di Roma", e conclude: "Non è in questo modo illiberale e repressivo che si può gestire l'ordine pubblico nella capitale d'Italia".
Roma. Tanti palloncini colorati e striscioni con slogan - da "La scuola non è un'azienda" a "Per uscire dalla crisi, investire sulla conoscenza" e "Contro Berlusconi, legittima difesa" - hanno fatto da cornice alla manifestazione che si è svolta stamattina a piazza Santi Apostoli.
Genova. Alcune migliaia di lavoratori e studenti si sono mobilitati stamani a Genova nei cortei in occasione dello sciopero generale provinciale organizzato dalla Cgil. LE FOTO
Firenze. Il corteo nel capoluogo toscano ha raccolto circa 10 mila persone. Nel corteo che si è concluso da poco c'erano un gruppo di precari della scuola seguito da professori, ricercatori, studenti.LE FOTO
Milano. I manifestanti si sono diretti verso piazza Duomo sventolando bandiere e urlando cori contro i ministri Gelmini, Tremonti e Brunetta. Precari e portavoce della Cgil hanno preso la parola dall'alto di un palco allestito su un lato della piazza. Gli studenti si sono invece sistemati di fronte al Duomo con il loro camion, da cui a loro volta hanno tenuto discorsi contro i tagli alla scuola.
Torino. "Per uscire investendo nella conoscenza". E' lo slogan della manifestazione regionale intitolata "Tutti insieme. Sciopero della conoscenza". Il corteo partito da piazza Arbarello si è diretto verso piazza Castello.
Macerata. L'Onda "festeggia" con una giornata di sciopero diffuso "la conquista dell'annullamento della cerimonia di apertura di anno accademico, caso unico
in tutto il Paese". Una decisione che, spiegano gli studenti, il movimento "ha imposto" alle
istituzioni universitarie.
Epifani: "In piazza contro il governo". Sono troppe le cose che non vanno nella scuola, a partire dalla riduzione degli spazi formativi, meno tempo per stare in aula, la riduzione delle risorse e il grande problema dei precari". Guglielmo Epifani da Palermo rilancia l'emergenza. Chiede al governo di affrontarla "diversamente" e spiega così le ragioni dello sciopero: "E' contro le scelte del governo e per rivendicare una scuola di qualità".
11/03/09
Riparte l'Onda
IL 18 MARZO SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA, DELL’UNIVERSITA’, DELLA RICERCA, DELL’AFAM, DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE.
PER LA PRIMA VOLTA INSIEME TUTTE LE CATEGORIE DELLA CONOSCENZA.
STOP A CHI FA PAGARE LA CRISI A CITTADINI E LAVORATORI
Le politiche del Governo Berlusconi attaccano i diritti costituzionali e del lavoro.
Non c’è alcun progetto per uscire dalla crisi. Si salvaguardano gli interessi dei più forti. Si abbandonano i più deboli. Noi la crisi non la paghiamo
STOP A CHI VUOLE INDEBOLIRE LA CONTRATTAZIONE
Con l’accordo separato sul protocollo per il pubblico impiego e quello sul modello contrattuale, il Governo cancella contrattazione e diritti del lavoro e vuole potere unilaterale su reclutamento, carriere, salario, organizzazione del lavoro, provvedimenti disciplinari.
I contratti del secondo biennio danno una manciata di spiccioli, sono l’anticipazione dei futuri contratti nazionali.
STOP A CHI SCOMMETTE SULL’IGNORANZA
I tagli al sistema dell’istruzione sono insostenibili. E’ un attacco senza precedenti alla qualità della formazione delle giovani generazioni. Ed è un attacco a chi lavora per formare i giovani. A partire dai precari destinati alla disoccupazione.
SI PUO’ COSTRUIRE QUALCOSA DI NUOVO
Con un vero progetto riformatore per tutti i comparti della conoscenza pubblica, sostenendo la qualità dell’istruzione e della ricerca con adeguati finanziamenti, sostenendo l’occupazione per dare un futuro ai tanti precari, definendo regole democratiche per la rappresentanza.
Il 18 marzo, con la FLC, per il primo sciopero generale di tutti i settori della conoscenza per impedire che distruggano Scuola, Università, Ricerca e AFAM.
Dopo il 30 ottobre e il 14 novembre 2008, riparte l’Onda. Ancora una volta insieme, con chi non ha cambiato idea.
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di A.G.
Ripartita con i sit-in della Rete nazionale dei precari davanti agli Usp, la contestazione contro i tagli del Governo e il DdL Aprea prende sempre più corpo: il 18 marzo lo sciopero di Flc-Cgil e Gilda, a cui hanno aderito diversi movimenti. Il 23 aprile quello dei Cobas. All’orizzonte di Cisl e Uil. E anche gli istituti non stanno a guardare.
Manifestazioni, sit-in, cortei, scioperi e dibattiti: è questo lo scenario che attende la scuola nei prossimi mesi. Ad alimentarlo saranno, ancora una volta, i movimenti sindacali e una serie di associazioni che in questi giorni hanno reso noto il loro piano di proteste contro i noti tagli del Governo al mondo della scuola e l’ipotesi di approvazione del DdL Aprea che introdurrebbe uno’innovativo stato giuridico-selettivo dei docenti.
I primi a muoversi sono stati i rappresentanti della Rete nazionale dei precari che nel pomeriggio del 4 marzo hanno manifestato sotto l’Ufficio scolastico provinciale di Milano e Palermo. Il 9 è toccato a Roma, mentre il 10 sarà la volta di Catania. Poi Agrigento (il 12 marzo ore 15), Napoli (il 12 marzo dalle ore 12,30 alle 16), Terni (il 16 marzo ore 15) e Livorno (17 marzo ore 15,30). Secondo la Rete dei precari la situazione delle scuole italiane è destinata a diventare drammatica, con "migliaia di lavoratori precari, aule sovraffollate, diffuse violazioni del diritto allo studio degli alunni disabili, inagibilità di numerose strutture scolastiche". Per questo i precari chiedono "il ritiro della legge 133 e del ddl Aprea; l'assunzione dei precari della scuola su tutti i posti vacanti e disponibili".
Tra le richieste dei precari figura anche la necessità "che gli uffici scolastici provinciali pubblichino le proiezioni dei tagli previsti dalla legge 133 sulle diverse scuole, sulle varie categorie di lavoratori, sulle differenti classi di concorso e renda noti quanti precari non lavoreranno più nei prossimi anni”.
Il 9 marzo al sit-in davanti l’ex Provveditorato agli studi di Roma c’erano anche altri rappresentanti:
quelli della Flc-Cgil, del Movimento insegnanti precari e del Coordinamento genitori-insegnanti “Non rubateci il futuro” (quest’ultimo nato ad inizio anno scolastico a seguito delle occupazione di alcuni istituti del quartiere Casilino a Roma, in particolare la Iqbal Masih). Oltre che le riduzioni di organico la protesta è servita per rendere pubblica la penalizzazione della qualità dell'offerta formativa, l’aumento delle spese a carico delle famiglie e il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza a seguito dell’aumento del numero di studenti per classe.
Nella stessa giornata la Flc-Cgil (già in piazza a Montecitorio il 6 marzo contro la “norma ammazza precari”) ha organizzato, sempre nella capitale, un incontro con le forze politiche, le associazioni professionali, dei genitori e degli studenti per specificatamente con le forze politiche, le associazioni professionali, dei genitori e degli studenti per specificatamente discutere sul ddl Aprea. “Un testo che se approvato – ha detto il segretario nazionale Fulvio Fammoni - comporterebbe uno scenario devastante per la scuola pubblica ed il ruolo che ad essa assegna la nostra Costituzione, facendo scempio della sua autonomia, della professionalità e dignità del suo personale e dell'esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro".
Un po’ a sorpresa tra i manifestanti di marzo non figurano i Comitati di base. Ma è solo questione di tempo. Domenica 15 marzo, presso la sala Pintor in via Scalo San Lorenzo, a Roma, dalle 9.30 i Cobas e il Coordinamento nazionale precari della scuola si riuniranno in un'assemblea nazionale. Poi sarà la volta dello sciopero generale, programmato già per il 23 aprile. La loro contestazione non comprende però solo la scuola: nella “Piattaforma contro la crisi” redatta dai Cobas l’istruzione è infatti solo uno dei tanti motivi per cui occorrerebbe scendere in piazza: assieme c’è anche l’esigenza di risanare, tanto per citare qualche esempio, il blocco dei licenziamenti, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, l’esigenza di aumenti consistenti di salari e pensioni, l’introduzione di un reddito minimo garantito per chi non ha lavoro. A livello di scuola, invece, i Cobas lamentano, oltre ai tagli, “l’aumento, in tutti gli ordini di scuole, di 2 alunni nel limite massimo di alunni/classe , che quindi passerà dall’attuale 25 (che con la prassi delle “deroghe”, arriva attualmente fino a 30-31) a 26-27-30 (che, sempre con le “deroghe”, significherà arrivare a 31-32-35) a seconda degli ordini di scuole. Questo ulteriore, forte aumento – continua il sindacato di Bernocchi - oltre che ovviamente essere catastrofico per i tagli di classi e di posti di lavoro nonché per l’inevitabile scadimento della qualità della scuola pubblica, confligge clamorosamente con le norme sulla sicurezza e l’agibilità delle aule per la didattica”.
Uno sciopero mirato alla scuola, o meglio al settore della Conoscenza, è previsto invece per il 18 marzo: alla protesta, indetta dalla Flc-Cgil prima e della Gilda in seconda battuta, hanno dato la loro adesione una serie di movimenti e associazioni, tra cui i Cip, il Cidi, l’Unione degli studenti e degli universitari. Non ci saranno invece gli altri sindacati della scuola. E per questo, anche per evitare che vi sia un numero esiguo di adesioni (come è già accaduto alla Flc-Cgil il 13 dicembre scorso quando portò in piazza nemmeno il 10% del personale) il coordinatore della Gilda, Rino Di Meglio, auspica " che anche gli altri sindacati convergano su quella data, così da rinnovare quell'unità che ha animato la grande manifestazione nazionale del 30 ottobre scorso".
Se non di certo per il 18 marzo è probabile che la lista delle manifestazioni si allunghi: soprattutto dopo che anche i sindacati sinora più aperti al confronto con Governo e Miur sembra che stiano perdendo la pazienza. “chiediamo che gli obiettivi di risparmio siano rimodulati – ha detto il segretario della Cisl Scuola, Francesco Scrima - , sia per gli impegni assunti in tal senso dal Governo, ma ancor più per le concrete esigenze derivanti dalla scelta di tempi e modelli espressa dalle famiglie all`atto delle iscrizioni. Chiediamo garanzie e risposte immediate: diversamente ci rimarrà che avviare formalmente le procedure della mobilitazione. Abbiamo già tutto pronto".
Dello stesso avviso Massimo Di Menna, leader della Uil Scuola, secondo cui "sarà una conclusione di anno scolastico di forte mobilitazione, senza risposte concrete da parte del Governo andremo in piazza". Qualora il confronto con i tecnici del Miur sugli organici, il prossimo incontro è previsto per il 10 marzo, dovesse andare male è molto probabile che anche Cisl e Uil Scuola proclamino lo sciopero.
Tensioni e confronti stanno infine coinvolgendo anche i singoli istituti. Un esempio su tutti è quello del liceo romano Mamiani, dove l’assemblea cittadina organizzata dal “Comitato difesa scuola pubblica Liceo Mamiani” per il pomeriggio del 24 marzo ha organizzato un dibattito aperto. Nell’aula magna dello storico liceo classico capitolino il movimento cercherà di sottoporre ai presenti tutte le novità derivanti dalla riforma: si parlerà quindi della possibilità che" dall’anno prossimo ogni classe – fa sapere il movimento del Mamiani - potrebbe ritrovarsi un prof diverso per ogni materia: uno per il greco, uno per il latino, uno per la storia, uno per la filosofia, uno per matematica, uno per fisica, uno per biologia, uno per chimica. E non è finita qui: ogni classe potrà essere ogni anno accorpata o smembrata secondo le necessità di far quadrare il bilancio: l’obiettivo costante sarà quello di farti stare in classi di 30-35 alunni. Già da ora – concludono dal liceo romano - mancano i soldi per l’ordinaria amministrazione delle scuole statali". Uno scenario forse eccessivo, quasi apocalittico. Ma che per molti potrebbe configurarsi come una triste realtà.
10/03/2009
02/03/09
L'ultimo exploit della MaryStar Gelmini: niente soldi per il tempo pieno
(da Salvo Intravia - Repubblica)
Ieri, le famiglie italiane hanno sonoramente bocciato il modello-Gelmini per la scuola elementare. Le 24 e le 27 ore in prima elementare, considerate il modello di riferimento per il futuro, hanno ottenuto soltanto il 10 percento delle preferenze. La stragrande maggioranza ha scelto il modello attuale a 30 ore (il 56 per cento) o quello a tempo pieno di 40 ore (il 34 per cento). Ma in quanti potranno essere accontentati a settembre? Decisamente pochi, visto che il ministero ha già scritto nero su bianco che l'organico per le prime classi verrà calcolato in base alle 27 ore settimanali. Di conseguenza, le classi a 30 ore che sarà possibile attivare dipenderanno dalle economie realizzate con la formazione delle classi a 24 ore. Secondo una prima stima realizzata da Repubblica, su oltre 20 mila prime classi ne potranno funzionare appena 600 con 24 ore settimanali e altrettante ne dovrebbero essere attivate a 30 ore. Ma la richiesta delle 30 ore da parte dei genitori dei piccoli che fanno il loro ingresso alla scuola primaria è di gran lunga superiore.
In sostanza, attenendosi scrupolosamente ai dati di viale Trastevere, su quasi 294 mila famiglie che hanno richiesto un tempo scuola di 30 ore a settimana potranno essere accontentate meno di 16 mila. Cosa diranno le 278 mila famiglie che si vedranno appioppare un orario diverso da quello richiesto? E non è neppure detto che potranno essere accontentati coloro che hanno scelto le 24 e le 27 ore. Il perché è presto detto. In Italia ci sono 16 mila plessi di scuola elementare e circa 16 mila sono state le famiglie che hanno optato per le 24 ore: in media un bambino per plesso. Mentre le famiglie che hanno richiesto le 27 ore sono 36 mila: poco più di 2 bambini, a conti fatti, per ogni plesso.
Ma le regole per la formazione delle classi sono tassative: almeno 10 bambini per classe. Anche coloro che hanno dato credito a settembre si ritroveranno in difficoltà: verrà probabilmente proposto loro di cambiare plesso o di accontentarsi di un altro modello orario. A meno che, per accontentare mamme e papà, l'esecutivo non decida di allargare i cordoni della borsa.
(2 marzo 2009)
27/02/09
Aprea indesiderata! L'Onda irrompe nell'aula magna blindata
MACERATA - Questa mattina cinquanta studenti medi e universitari hanno bloccato l’inaugurazione della Scuola per l’alta formazione Nova Universitas a cui era stata invitata come ospite d’onore l’onorevole Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura.
Su ordine del Rettore, blindati gli ingressi della facoltà di Giurisprudenza, presidiati dagli addetti alla sicurezza e dalle forze dell’ordine: l’esatta rappresentazione della falsa democrazia delle politiche di questo governo che impone le sue gravissime scelte dall’alto senza considerare la situazione di chi vive realmente i nostri territori.
Prima dell’intervento dell’onorevole Aprea, alcuni manifestanti sono riusciti ad entrare nell’Aula magna dell’Università, nonostante gli arroganti tentativi di impedirne la partecipazione da parte della polizia e della sicurezza.
Interrotta l’inaugurazione srotolando uno striscione con su scritto: "On. Aprea: Alta Distruzione, Tutto il potere all’autoformazione" gli attivisti hanno preso parola contro la distruzione della ricerca e della formazione pubblica, ribadendo che l’unico modo di uscire dalla crisi è l’autoriforma dal basso della scuola e dell’università, le pratiche di libertà contro i pacchetti sicurezza e la rivendicazione di reddito e servizi gratuiti e garantiti.
Ancora una volta l’Onda irrompe nei vuoti palazzi della rappresentanza di un potere autoritario e spregiudicato che nella scuola come nella società colpisce precari, studenti e migranti, che invece resistono nel contrastare qualsiasi tentativo di repressione, nel mantenere aperti spazi di libertà e autorganizzazione e nel gridare che la crisi la deve pagare chi l’ha generata.
Oggi l’Onda ha dichiarato l’On. Aprea, come qualsiasi altro esponente delle forze di governo, ospite indesiderato nei luoghi di produzione e condivisione del sapere, nelle nostre università, nelle nostre scuole, nelle nostre città. > Galleria fotografica > Comunicato dell' Onda Anomala Macerata
23/02/09
Istruzione: la morte delle "Tre I": via Internet, non c'è un cent...
(Repubblica - 23-02-2009 - Salvo Intravaia )
Sparisce la "I" di Informatica di morattiana memoria. I tagli del governo sulla scuola cancellano uno dei pilastri della riforma Moratti: quella delle tre "I" (Inglese, Impresa, Internet o Informatica). Dal prossimo anno scolastico, infatti, gli insegnanti della scuola elementare (ora primaria) e della media (secondaria di primo grado) dovranno fare i salti mortali per aprire il mondo delle conoscenze informatiche ai propri alunni. Il taglio delle cosiddette compresenze nella scuola primaria e la riduzione delle ore di Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado renderà quasi impossibile l´insegnamento dei primi fondamenti di Informatica e Internet a bambini e ragazzini. La conferma arriva dallo stesso ministero dell´Istruzione, che in questi giorni ha aperto una finestra di dialogo sulla riforma con genitori e insegnanti.
Le Faq (frequently asked questions, le domande poste frequentemente) presenti nel sito del ministero mostrano che genitori e insegnanti sono piuttosto confusi. "Con il taglio delle compresenze, mio figlio potrà continuare a fare il laboratorio di Informatica?", si chiede un genitore. L´ingenua domanda posta ai tecnici ministeriali sollecita una risposta quanto meno inaspettata. "La riduzione delle ore di compresenza - si legge nella Faq numero 23 - comporterà qualche riassetto organizzativo (?) Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario". E tutto il bailamme sulla scuola delle tre "I"? Dal prossimo mese di settembre la scuola primaria passerà dall´organizzazione modulare, con tre insegnanti su due classi, al "maestro unico di riferimento". Il passaggio cancellerà le ore di compresenza e tutte le attività legate ad esse: corsi di recupero e di approfondimento, laboratori di Informatica, supplenze, ecc. Con i moduli, infatti, le 54 ore di lezione settimanali di due classi funzionanti a 27 ore vengono coperte da 3 insegnanti che assicurano 18 ore a testa di lezione. La restante parte dell´orario settimanale del docente (4 ore) vengono utilizzate per ampliare l´offerta formativa o tappare i buchi dei colleghi assenti. Ma fra qualche mese tutto questo verrà "tagliato".
Discorso analogo alla scuola media dove le prime conoscenze di Informatica vengono impartire ai ragazzini dal docente di Tecnologia perché, sempre da settembre, il monte ore della disciplina verrà decurtato del 33 per cento. Eppure, l´Europa ci chiede di puntare sull´Informatica. Nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona fissò l´ambizioso obiettivo di trasformare quella del Vecchio continente "nell´economia più dinamica e competitiva del mondo". Tra le tante cose da fare per centrare l´obiettivo occorre che "ciascun cittadino sia in possesso delle competenze necessarie per vivere e lavorare nella nuova società dell´informazione" e che "tutti i docenti entro la fine del 2002 possiedano le competenze necessarie per l´utilizzo di internet e delle risorse multimediali" ("Una società dell´informazione per tutti", documento adottato dalla commissione Ue il 25 maggio 2000). Per la verità, l´Italia si è mossa per tempo. Per dotare infatti le scuole di tecnologie dell´informazione e della comunicazione (le Tic) e per formare i docenti, tra il 1997 e il 2003, sono stati investiti 1.341 miliardi delle vecchie lire (pari a quasi 700 milioni di euro) che a questo punto rischiano di trasformarsi in una spesa inutile.
20/02/09
Multa alla Gelmini. Ma il ministro prova a fare la furbetta
Così Mariastella non perde punti
MILANO 10/02/2009 - Forse non sapeva ancora che la lunga corsa per la riforma dell’università italiana si sarebbe infranta contro una barriera (di proteste). Certo allora aveva fretta il ministro Mariastella Gelmini per sfrecciare a 100 all’ora con la sua Bmw dove il limite è di 70. Di andare dove, non è chiaro, certo è il fatto che abbia beccato una bella multa percorrendo il Cavalcavia Monteceneri a una velocità ben oltre i limiti.Ma “gli impegni istituzionali” non potevano aspettare. Così il contestatissimo ministro, nel pieno delle polemiche sui fondi e l’autonomia agli atenei, passava oltre il codice della strada. Salvo poi vedersi recapitare a casa la multa e quindi dover venire a capo della questione, in qualche modo.
E il modo che ha scelto è: non pagare affatto. La cifra non è tosta per un ministro, circa 200 euro, ma ci sono di mezzo quattro punti patente. Così Mariastella prende carta - si intende quella intestata del Ministero - e penna e scrive al Prefetto di Milano per farsi annullare il verbale.
Del resto - si legge nella comunicazione - gli impegni istituzionali erano “improrogabili”. Così il 24 ottobre del 2008 Gian Valerio Lombardi (prefetto di Milano) riceve la richiesta di annullamento (tecnicamente si chiama “autotutela”).
Un privilegio concesso solo a chi - appunto - ha incarichi istituzionali. Non più di tre mesi fa avevamo raccontato l’analoga vicenda che aveva come protagonista l’ex ministro Claudio Castelli (oggi sottosegretario alle Infrastrutture). Quando saltano fuori documenti così non c’è molto da fare se non rassegnarsi. A pubblicarli.
Scritto da: Thomas MacKinson - thomas.mackinson@cronacaqui.it 15/01/09
Prove tecniche di repressione dell’Onda
Il diario dal movimento di Gaia Benzi, studentessa di lettere e filosofia all'Università La Sapienza di Roma.
Ogni tanto si parla di fascismo, di democrazia in pericolo e di regime. Ogni tanto si teme e si paventa questo o quello, ci si interroga sul futuro dei propri diritti, si aspetta il giorno in cui la "voce contro" finirà in galera. Come la sera del quattordici aprile: le mie amiche mi guardavano basita, affacciate alla finestra e in attesa di chissà quale strano evento, quale assurda epifania. Nulla di tutto ciò accadde, ovviamente: le strade rimasero uguali, la brezza la stessa, il sibilare macchinoso dei tram continuò a conquistarsi quel poco di silenzio che resta a una città.
E così oggi, in questa farsa di democrazia - che, a mio parere, monca lo è sempre stata -, tutto sembra tale a ieri; eppure tutto peggiora, giorno dopo giorno. La repressione è subdola, è culturale, è indotta anche in chi, razionalmente, se ne tira fuori. Non ha né un volto né un mandante, non si sporca mai le mani, non lascia tracce evidenti né indizi che la inchiodino come assassina.
E' un clima. Una sorta di nuovo vizio nazionale. Quando la censura era uno scandalo, ci si guardava bene dal praticarla apertamente; la si lasciava a loro, a quelli di destra, a quelli che, tanto, non se n'erano mai vergognati. Oggi no; oggi è un'arma politica come le altre, uno stratagemma che può sempre tornare utile qualora il silenzio mediatico, le forze dell'ordine e l'indifferenza generale non bastino più.
Durante queste vacanze, il neo-rettore della Sapienza Pierluigi Frati si è prodigato in una strana kermesse polemica nata e cresciuta senza l'apporto di uno studente che fosse uno: il caso Morucci. Ecco i fatti: un docente di letteratura angloamericana, su consiglio di un ufficiale della polizia di Stato, aveva invitato l'ex-brigatista Morucci a tenere una conferenza dal titolo "Cultura, violenza, memoria". Subito tutti si sono indignati moltissimo, e hanno iniziato a strillare: "Non sia mai un brigatista in cattedra!". Il non possumus è così rimbalzato fra le pagine dei vari quotidiani, e non se n'è più fatto nulla. Ciononostante, il polverone è bastato al rettore per rilasciare dichiarazioni molto istituzionali e molto sagge, approvate da parlamentari del PdL e anche da esponenti del PD, ribadite da membri dell'Udc e dal responsabile degli "Studenti per le Libertà" - un gruppo universitario la cui originalità nella denominazione non lascia adito a fraintendimenti.
Anche perché, com'è stato sottolineato da più parti, non sarebbe stato pensabile far parlare indisturbato un assassino dopo che, l'anno scorso, si era negata la parola al Papa. Malgrado Ratzinger - sembra superfluo ricordarlo, eppure a molti sfugge - non fu certo sequestrato dai collettivi, tantomeno fisicamente imbavagliato da un gruppo di studenti mitomani e bisognosi d'attenzione; semplicemente rinunciò, di sua pontificia volontà, all'invito, poiché la sua sacra persona non poteva rischiare di essere oggetto di contestazioni. Ma non importa; l'italiano e la semantica sono superflue in questi casi. Sostituire "rinuncia" con "proibizione" non è grave dal punto di vista del resoconto fattuale, e poi l'espressione "parola negata" rende meglio lo smottamento emotivo di chi quella situazione l'ha vissuta male, di chi è si è sentito ferito da una democratica manifestazione di dissenso come tante altre.
Senza contare che, accostando il Papa al brigatista, si ottiene un effetto mediatico importante. "La tiara e l'assassino": sembra il titolo di uno di quei romanzi da quattro soldi che la gente legge sotto l'ombrellone. Il richiamo al Papa, d'altronde, non serviva mica a scomodare il Vaticano, bensì a richiamare nella mente dei lettori l'idea di "Sapienza in mano a pazzi sinistroidi violenti e liberticidi" - tanto di moda l'anno scorso. Se non fosse stato per il rettore e quei prodi parlamentari che l'hanno incitato con le loro dichiarazioni, chissà cosa sarebbe successo... E difatti: "Il Papa no e Morucci sì? Il vero problema della Sapienza sono quei gruppuscoli di professori e assistenti marxisti-leninisti che hanno impedito al Papa di partecipare all'inaugurazione dello scorso anno" - Volontè, Udc; oppure: "Che questo avvenga nella prestigiosa università che negò di tenere la lectio magistralis a Benedetto XVI non deve stupire più di tanto." - Bonivier, PdL (Il Tempo, 03/01/09).
Era stato raggiunto l'obiettivo: colpire gli studenti; che, per la cronaca, di tutta questa storia hanno potuto leggere sui giornali, essendo - come tutti - a casa, con la famiglia, a mangiare il panettone.
Come per la Pantera, l'idea dei "brigatisti in cattedra" ha provato a far breccia nel cuore di un'opinione pubblica ancora stordita dallo spumante e dai pacchi natalizi. E mentre Frati rinnovava l'invito a Benedetto XVI, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha dichiarato da Cortina: la Sapienza è ostaggio di "trecento piccoli criminali", gente di cui "dobbiamo liberarci".
A chi si riferisse di preciso, non è dato saperlo. Si può solo pensare che abbia fonti sconosciute e più accurate delle nostre. Noi, un po' scossi - beh, in fondo era il quattro gennaio, non il primo di aprile - l'abbiamo presa a ridere, giocando sui numeri: perché proprio trecento? Per richiamare i trecento valorosi spartani delle Termopili? "Questa è la Sapienza!", urlammo scherzando da alcuni manifesti. Eppure ricordiamo: "Criminale è chi distrugge l'università", non chi la difende con la lotta.
E' inutile: in questa battaglia all'ultima dichiarazione il nostro contributo non era richiesto. Subito si sono accalcate le voci contro e le voci pro: Alemanno ha esagerato, Alemanno ha ragione, Alemanno non si deve permettere di criminalizzare le opposizioni sociali con dichiarazioni siffatte. Il Presidente del X Municipio, Sandro Medici, ha denunciato la "volontà repressiva" di una frase del genere. Tutto sembrava uguale alla solita, infinita bagarre para-politica a cui siamo stati abituati in questi ultimi anni: un inseguirsi spasmodico di idiozie senza senso, rivelazioni aberranti, cose a caso dette per riempire il buco di trenta secondi di un tg a scelta; un copione sgangherato, tanto delirante da non tornare utile nemmeno per una di queste fiction scadenti con cui ogni giorno annichiliamo le nostre intelligenze.
Ma - c'è un ma. Il rettore Frati, a sorpresa, ha difeso il sindaco: "Credo che quella di Alemanno sia stata solo una battuta". Un po' come una goliardata di fine anno. Frati ha ipotizzato inoltre a quale dei tanti nemici del suo magnifico governo universitario potesse far riferimento Gianni: magari ai senza casa che occupano abusivamente Regina Elena, o a quelle forme di microcriminalità diffusa all'interno dell'ateneo oppure, dulcis in fundo, agli occupanti delle varie facoltà. Per poi aggiungere: "Comunque non commento". Già, in effetti non ha commentato.
E arriviamo così all'ultimo capitolo di questa affascinante storiella natalizia. Dalle pagine di "La Repubblica Roma", il cinque gennaio Frati ha chiarito una volta per tutte la sua ferrea intenzione di mantenere l'ordine e la disciplina all'interno dell'università. "La mia linea è che si faccia sempre e solo ricerca e didattica nell'Ateneo"; "Ribadisco che l'istituzione universitaria non può essere, come le sue attività, ostacolata o peggio, 'autorizzata', da parte degli occupanti"; e ha concluso, rifacendosi alle polemiche sorte l'anno scorso per la visita del Papa, accompagnate allora dallo scontro sulla questione Galileo-Feuerbach-Ratzinger: "All'Università di un argomento ne parlano i competenti".
Ed è dunque in questo modo un po' rocambolesco che, nelle prime assemblee dell'anno nuovo, voci di corridoio hanno cominciato a segnalare la volontà, da parte del rettore, di regolamentare a sua immagine e somiglianza i dibattiti interni all'ateneo. Probabilmente - si è aggiunto - attraverso un'apposita commissione di fantomatici "esperti" che giudichi di volta in volta quali voci ospitare e quali no, quali argomenti trattare e quali invece lasciar perdere. L'ultima parola sulle iniziative dovrebbe averla sempre lui; tanto più se le iniziative in questione potessero avere un sentore di politicità. Se aggiungiamo tutto ciò alle intimidazioni e alle minacce di sgombero di questo dicembre, il quadro è completo.
Il movimento, ovviamente, non si ferma né si lascia intimidire. Noi andremo avanti; anzi: lo stiamo già facendo, con nuove assemblee, nuove date e nuovi incontri. Continueremo ad invitare chi ci pare e piace e ad occupare le aule necessarie a ospitare le conferenze, nonostante le grandi tarantelle di questi incravattati, suscitate per compiere un gesto di censura che, vista la nostra determinazione, otterrà l'unico effetto di renderci ancora più uniti.
Questa vicenda non è che uno dei tanti esempi di come alcune autorità stiano reagendo per frenare l'opposizione sociale, proprio adesso che questa si sta riorganizzando per essere ancora più potente e incisiva. Riguarda la Sapienza perché è la realtà che vivo, e che - attraverso me - ha voce. Ma sono certa che in tutte le città si potrebbero fare simili esempi, raccontare storie altrettanto grottesche di follia e costrizione.
Utilizzare i media e le loro parole contate, le battute entro cui debbono contenere le voci dei protagonisti amputandone i pensieri, iniziare gazzarre assurde apparentemente gratuite e senza scopo serve per far passare alcune parole chiave estrapolate dal contesto, indirizzare l'indignazione. Brigatista, assassino, Papa, criminali, esperti: nero, nero, bianco, nero, bianco; male, male, bene, male, bene. Studenti: neutro; occupanti: male. Trecento perché? Perché sono l'avanguardia, la bugia che ha plagiato gli altri. In fondo, bamboccioni eravamo, e bamboccioni dobbiamo rimanere; se diventassimo nemici autentici, tutti insieme, tutte le migliaia di noi che sono scese in piazza in questi mesi, il castello di carte crollerebbe: non ci sarebbe più spazio per minimizzare, zittire, nascondere sotto il tappeto. Dovrebbero confrontarsi con noi in veri scontri dialettici; e noi, sui contenuti, siamo più forti.
Come dissi alla mia amica, quella sera del quattordici: non ci sarà nessuna epifania, nessun segno eclatante, nessuna marcia in camice nere. Non è così che lavorano. Un po' non ne hanno bisogno, un po' - forse - non vorrebbero nemmeno. Ed è più comodo per chi la attua fingere che la repressione sia un banale esercizio del potere; normalizzare la violenza verbale per far apparire scontata, in un secondo momento, la violenza nascosta nelle loro leggi.
Non si tratta di agire sulle azioni, ma sui pensieri che quelle azioni generano, azzoppandoli, negandoli in partenza. Ancora più efficace e, se vogliamo, più deprimente.
Gaia Benzi - da MicroMega del 14 Gennaio 2009
08/01/09
Gelmini: sotto il tailleur, niente...
Repubblica.it
ROMA - L'aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Gelmini sull'università. I voti a favore sono stati 281, i contrari 196 e gli astenuti 28. Ieri sera la Camera aveva votato la fiducia al governo sul decreto, che sarebbe decaduto domani. ECCO TUTTE LE NOVITA'
"L'Università oggi cambia. Valorizzato il merito, premiati i giovani, affermata la gestione virtuosa degli atenei e introdotta più trasparenza nei concorsi all'Università per diventare professori o ricercatori". E' il commento del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini dopo l'approvazione. "Da questi tre pilastri - conclude - non si potrà prescindere".
"Un'occasione persa". E' dura invece la reazione dell'opposizione, con la vicecapogruppo del pd Marina Sereni: "L'università va cambiata - dice - ma gli organismi internazionali- continua sereni- ci dicono che la spesa per l'università del nostro paese è sottostimata", il contrario quindi degli sprechi raccontati dal governo attraverso "una campagna propagandistica condotta contro gli atenei". La realtà, conclude Sereni, è che con i tagli del decreto 112 l'anno prossimo "anche gli atenei virtuosi non saranno in grado di funzionare".
Fa eco il ministro ombra del Pd Mariapia Garavaglia: "L'università italiana soffre di una crisi che non sarà certo il provvedimento approvato oggi, con le sue misure insufficienti e in alcuni casi anche peggiorative, a riportare ad una situazione di normalità gli atenei. Serve invece una rapida azione in profondità che nessun decreto è in grado di garantire".
Di "autentica svolta" parla la maggioranza. E il senatore Pdl Giuseppe Valditara spiega: "Il provvedimento applica per la prima volta nella pubblica amministrazione in tema di retribuzioni il principio meritocratico e introduce il merito e la competenza nella formazione delle commissioni di concorso. Inoltre - prosegue il parlamentare del Pdl - vengono premiate le Università che raggiungano i migliori obiettivi in termini di ricerca e di didattica; e viene introdotto un criterio di trasparenza con l'anagrafe delle pubblicazioni".
(8 gennaio 2009)
05/01/09
Attenti! La Gelmini vi frega, ragazzi!
Scuola, il governo mette la fiducia: Il decreto Gelmini mercoledì in Aula - Il provvedimento, già approvato dal Senato, deve essere convertito entro il 9 gennaio - Il capogruppo Pdl, Elio Vito: "Testo modificato accogliendo le proposte dell'opposizione"
ROMA - Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto Gelmini sull'università in discussione in Aula alla Camera. Il provvedimento, già approvato dal Senato deve essere convertito entro il 9 gennaio. Il voto di fiducia è previsto per la giornata di mercoledì alle 17. Si tratta della nona fiducia chiesta dall'esecutivo dall'inizio della legislatura. Il capogruppo del Pdl Elio ha sottolineato che la richiesta è determinata dall'imminente data di scadenza del provvedimento e ha osservato che "si è sviluppato in commissione un esame compiuto" e che in Senato il testo aveva subito "rilevanti modifiche accogliendo anche proposte dell'opposizione". La discussione generale sul decreto si era conclusa in assemblea il 12 dicembre scorso. Poi il provvedimento era rimasto in lista d'attesa per l'affollamento del calendario. L'Aula, infatti, era impegnata con altri decreti di cui era più urgente la conversione in legge e con la finanziaria. E oggi, dopo la la richiesta del governo, la conferenza dei capigruppo ha deciso che, giovedì, il voto finale sarà trasmesso in diretta tv: alle 12 ci saranno le dichiarazioni di voto, alle 13 circa il voto finale. "Aspettiamo il voto del parlamento, di certo è un passo importante - commenta Maria Stella Gelmini - è un provvedimento assolutamente utile e necessario, un passo in avanti verso la meritocrazia, perchè distingue le università virtuose dalle altre, agevola il ricambio generazionale assumendo giovani ricercatori e assicura più trasparenza nei concorsi". ATTENZIONE, RAGAZZI!!! QUI VI FREGANO!
19/12/08
Saviano racconta Gomorra ai ragazzi dell'Onda
http://temi.repubblica.it/micromega-online/saviano-racconta-gomorra-agli-studenti-dellonda/
I passi indietro della riforma Gelmini
Un passo indietro e due avanti. Al contrario di Lenin, il Ministro Gelmini nelle ultime due settimane ha preso atto dei limiti delle riforme imposte dall' alto, quelle che servono unicamente a fare cassa negli scenari della Ragioneria Generale dello Stato. Ha così modificato le sue proposte di riforma offrendo maggiori possibilità di scelta alle famiglie e superando la logica dei tagli indifferenziati. Ernesto Galli Della Loggia ritiene che sia stato un passo indietro perché, a suo giudizio, le "riforme facoltative" sono delle non-riforme. Ma le riforme che garantiscono una certa libertà di scelta sono le uniche riforme possibili in una società sempre più eterogenea come la nostra.
Le regole rigide imposte dall' alto servono solo a dare fiato ai difensori dello status quo e a creare delle eccezioni. Ed è meglio avere regole flessibili applicate a tutti che regole rigide violate dai più. Non è tuttavia facile ottenere comportamenti virtuosi - quelli che ci fanno risparmiare risorse migliorando la qualità dei servizi offerti ai cittadini - nell' ambito di regole flessibili. Per farlo è necessario allineare gli incentivi di chi decide a livello decentrato (famiglie, dirigenti scolastici e organi di autogoverno dell' università) a quelli della maggioranza dei cittadini, senza imporli dall' altro. Maristella Gelmini ha solo mosso due primi significativi passi in questa direzione. Vediamo quali sono stati e quali altri passi sono necessari nelle prossime settimane per non tornare indietro. Il primo passo in avanti riguarda la "riforma della riforma" del primo ciclo (materne, elementari e medie inferiori). Permettendo alle famiglie di scegliere tra 24 ore (con maestro unico), 27 ore oppure 40 ore (il tempo pieno con due maestri), il Ministro ha finalmente voluto tenere conto del fatto che la domanda di istruzione è sempre più differenziata in Italia.
Il massiccio flusso di immigrati ha reso meno omogenee le classi. I bambini con disabilità, una volta lasciati a casa, adesso vanno - giustamente - a scuola. La maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro nei centri urbani soprattutto al Nord ha fatto fiorire il tempo pieno, riducendo il coinvolgimento delle famiglie nel processo di apprendimento degli studenti. Imporre a tutti orari ridotti e maestro unico avrebbe creato disagi alle famiglie e frustrato l' operato degli stessi insegnanti. La libertà di scelta ora concessa non impedirà di conseguire risparmi, ma solo a condizione di definire bilanci per scuola e provincia. Così si potrà permettere ai singoli dirigenti scolastici e ai comuni che riducono i costi nella formazione delle classi e nell' accorpamento degli istituti di utilizzare parte di questi risparmi per interventi sull' edilizia scolastica e per potenziare il materiale didattico. Oggi le amministrazioni decentrate non hanno alcun incentivo a risparmiare perché non sono soldi loro. Nei prossimi 5 anni andrà in pensione un quinto dei docenti: questo ricambio naturale può essere utilizzato per ottenere riduzioni di costi del personale e miglioramenti nella qualità dell' istruzione. Per questo gli incentivi a risparmiare vanno introdotti subito. Non c' è tempo da perdere.
Il secondo passo in avanti riguarda l' università. L' ultima versione del decreto Gelmini e le linee guida sull' università appena pubblicate dal Ministero hanno abbandonato la logica dei tagli uniformi. Prevedono ora che fino a un terzo dei fondi del finanziamento ordinario dell' università vengano assegnati sulla base "della qualità dell' offerta formativa, dei risultati dei processi formativi e della qualità della ricerca scientifica". È un principio giusto perché impegna le diverse sedi a utilizzare l' autonomia che già oggi viene loro concessa per migliorare l' offerta formativa e la ricerca. Se applicato fino in fondo, questo principio può rivoluzionare l' università italiana. Come documentato su www. lavoce. info, oggi il 40 per cento dei docenti ordinari di economia in Italia non ha più di due pubblicazioni con almeno due citazioni su Google Scholar, una banca dati che comprende anche molte riviste non di lingua inglese, working papers e atti di convegni. Secondo Maria Cristina Marcuzzo e Giulia Zacchia (Rivista Italiana degli Economisti, agosto 2007) il 35 per cento dei ricercatori non ha alcuna pubblicazione su Econlit, una banca dati dedicata alla ricerca economica. Entro il 31 marzo il Ministro dovrà varare i decreti attuativi stabilendo come misurerà la ricerca degli atenei e come ripartirà questa quota crescente di finanziamenti alle università.
È opportuno che i criteri di valutazione e gli specifici indicatori siano definiti a livello internazionale, quindi non siano manipolabili da chi deve poi essere valutato. Ovviamente oggi chi difende lo status quo nell' università si oppone a qualsiasi criterio di valutazione definito a priori, sostenendo, come in una popolare canzone degli anni ' 60 che "nessuno li può giudicare". È anche fondamentale che il premio agli atenei che svolgono ricerca non sia marginale, ad esempio che solo gli atenei che superano una certa soglia accedano a questa quota dei finanziamenti. Il Ministro ha dato in questi mesi ripetute prove di coraggio, anche se spesso per cause sbagliate. Ha oggi l' opportunità di dare un contributo importante alla riforma dell' università italiana. Se vuole dare un primo importante segnale di discontinuità rispetto ai suoi predecessori, quelli che hanno tutti gioiosamente concorso ad affossare l' università italiana, proceda subito ad aggiornare l' unica seria valutazione della qualità della ricerca accademica svolta sin qui in Italia (si veda www. civr. it). Tornerà utile nel distribuire i fondi per la ricerca.
11/12/08
...si aprì un tailleur, e dentro non c'era nessuno: era la MaryStar Gelmini...
Verso lo slittamento della riforma della scuola
(di Salvo Intravia - Repubblica)
ROMA - E' molto probabile: la riforma Gelmini sulla scuola potrebbe slittare di un anno. Le voci si rincorrono da diversi giorni e l'ufficialità potrebbe arrivare oggi pomeriggio, dopo l'incontro a palazzo Chigi fra governo e sindacati. In questo modo, verrebbe rinviato al 2010/2011 l'introduzione del maestro unico nella scuola primaria, il dimensionamento scolastico di competenza delle regioni e l'intera riforma dell'ordinamento scolastico italiano: dalla scuola dell'infanzia ai licei e gli istituti tecnici. Tante le motivazioni che starebbero per indurre l'esecutivo a rinviare la riforma: le regioni sul dimensionamento hanno storto il muso e la commissione Cultura della Camera ha approvato il Piano-Gelmini con molte condizioni e ipotesi di cui stanno discutendo il Governo e i sindacati della scuola (sono stati invitati anche i confederali) nell'incontro in corso a Palazzo Chigi, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta.
L'esecutivo - secondo quanto si è appreso da fonte sindacale - avrebbe presentato una bozza di documento che in parte recepisce le richieste arrivate dal mondo della scuola. La scuola dell'infanzia, infatti, rimarrebbe sostanzialmente come è, alle elementari verrebbe garantito il tempo pieno con due insegnanti per classe (accogliendo in sostanza quanto contenuto nel cosiddetto 'Parere Aprea'), alle scuole medie l'orario sarebbe di 30 ore settimanali e non più 29 come ipotizzato e verrebbe garantito il tempo prolungato con la possibilità di arrivare a 40 ore. Inoltre, non verrebbe più innalzato il numero massimo di alunni per classe.
Il Governo, sempre secondo le stesse fonti, sarebbe, infine, disponibile ad aprire un tavolo sul precariato e in ballo ci sarebbe la possibilità di estendere ai dipendenti della scuola gli sgravi fiscali sulla retribuzione accessoria.
(11 dicembre 2008)
Insomma, una grande figura di merda che forse si poteva evitare, se solo Berlusconi avesse fatto ministra qualcuna dotata di cervello, e non solo di abilità e conoscenze sconosciute ai più. Ora però "L'Onda" deve guardarsi bene dall'abbassare la guardia. A questi stronzi, dai un dito, e si prendono un braccio. Continuiamo a lottare fino alla disfatta totale del "tailleur con niente dentro".
05/12/08
L'Onda: generalizziamo lo sciopero del 12 Dicembre

La potenza dell'Onda è stata capace, dunque, di parlare alla società tutta e di trasformare tanto lo sciopero generale dei sindacati di base del 17 ottobre, quanto lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre, in qualcosa di straordinario e di diverso dalle cose di sempre. Proprio l'autonomia del movimento studentesco ha reso possibile un'estensione senza pari delle mobilitazioni e una grande radicalità nei contenuti e nelle pratiche di lotta. Il 14 novembre, poi, rimarrà senz'altro nella memoria di tutti, come una delle più grandi manifestazioni di piazza auto-organizzata dagli studenti universitari e medi: più di 300.000 persone, infatti, hanno assediato Montecitorio e Palazzo Chigi, mettendo in scena materialmente l'isolamento sociale oltre che politico del Governo e della maggioranza.
A partire da queste considerazioni vorremmo dire alcune cose importanti in merito alla giornata del 12, giornata in cui pensiamo che lo sciopero generale debba quanto più possibile essere generalizzato dall'Onda e non solo. La premessa è che sarebbe stato auspicabile un corteo unitario di tutte le forze sindacali, ma conosciamo bene le differenze anche radicali delle piattaforme e non riteniamo che queste differenze possano essere ridotte a questioni di poco conto.
Per stringere davvero ed in maniera efficace una forte alleanza sociale non possiamo accontentarci semplicemente di scendere in piazza nella stessa giornata. Dobbiamo trovare una convergenza su alcuni contenuti che oggi appaiono decisivi e sui quali vogliamo assolutamente vincere, mantenendo sempre le proprie specificità, differenze e le proprie piattaforme di lotta, ma estraendo da queste delle rivendicazioni comuni a partire da quattro temi fondamentali: Scuola, Università, Precarietà e difesa dei territori e dei beni comuni. Per quanto riguarda noi, ci teniamo a mettere in chiaro gli elementi rivendicativi che più ci hanno caratterizzato e che in particolare ci caratterizzano in vista del 12. In primo luogo il rifiuto netto della legge 133, della legge 169 e del Dl 180 in via di approvazione, Dl che non cambia di nulla l'esigenza e la necessità di lottare contro il Governo e in particolare contro la Ministra Gelmini e di ribadire il nostro sforzo nel senso dell'autoriforma dell'università. In secondo luogo è per noi fondamentale ribadire la nostra ostilità nei confronti delle leggi bipartisan che hanno consentito in questi anni il processo di precarizzazione del lavoro, dal pacchetto Treu, alla legge 30. A maggior ragione vale la pena ribadirlo laddove, a partire dal mese di gennaio, 400.000 precari non saranno riassunti. Precari e lavoratori per cui deve essere assolutamente garantito e tutelato il diritto di sciopero. In terzo luogo riteniamo decisivo estendere ed allargare la battaglia per un nuovo welfare che parli di reddito diretto e indiretto (casa, servizi, cultura, diritto alla studio) per studenti, disoccupati e precari, nonché di salario minimo intercategoriale per tutti i lavoratori e lavoratrici. Infine il rifiuto delle privatizzazioni della sapere e della ricerca, e della devastazione ambientale e dei territori, al fine di difendere la totalità dei beni comuni. Vogliamo più finanziamenti all'università e scuola, che allo stato attuale sono indirizzati alla costruzione delle grandi opere pubbliche e alle spese militari. Su questi punti vorremmo, in questi giorni che ci separano dal 12, avviare una discussione proficua e non pregiudiziale.
Per quanto riguarda il 12, invece, pensiamo che sia naturale per l'Onda mantenere lo stesso stile assunto durante i precedenti scioperi generali: un corteo autonomo che sappia però interloquire con tutti i lavoratori e attraversare, materialmente e non solo simbolicamente, le manifestazioni sindacali. Questo non toglie che è nostro interesse parlare con quei tanti lavoratori che pur essendo iscritti alla Cgil vedono nell'Onda e nella sue rivendicazioni un'opportunità di cambiamento radicale valido per tutti. Oltre a parlare con i lavoratori è nostro interesse, però, attraversare la città e paralizzarne il traffico, così come abbiamo fatto in questi mesi, generalizzando tanto lo sciopero del 17, quanto quello del 30 ottobre. Invitiamo inoltre, tutti i movimenti cittadini e regionali, dai movimenti per l'abitare a quelli a difesa dei beni comuni, le reti migranti, i lavoratori precari, le esperienze dell'autogestione, tutti coloro che guardano con favore alla novità dell'Onda e che non sempre sono rappresentati dalle compagini sindacali, a convergere in piazzale Aldo Moro e muoversi in corteo con noi. Con la convinzione che l'Onda diventerà ancora una mareggiata.
Generalizziamo lo sciopero del 12 dicembre!
30/11/08
Nasce un blog per la Resistenza Attiva alla Gelmini

L'onda non deve fermarsi, ma deve travolgere tutti i reazionari d'Italia. Questo è un blog "di servizio": vi preghiamo quindi di fornire notizie tempestive e telegrafiche su tutte le azioni di "resistenza organizzata", evitando lunghi proclami. Solo brevi note si servizio, e brevissimi sunti sugli scopi specifici delle singole manifestazioni. Lo spazio dei commenti sarà aperto a TUTTI per postare opinioni, informazioni, suggerimenti.
